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Parole di TraduttorI

Parole di TraduttorI (con la T maiuscola + post primo sull’argomento T+I=TraduttorI), sarà una serie di post su quei traduttori italiani (e non) che hanno contribuito e ancora contribuiscono alla formazione dei giovani traduttori.

In questo I post parlerò di:

 

Il mestiere di scrivere – Luisa Carrada

Luisa Carrada inizia il suo percorso lavorativo come copywriter ed editor in una grande azienda high-tech. Nel suo blog descrive il suo vecchio lavoro così:

In pratica, significa scrivere, curare, correggere, seguire una quantità di testi su tanti strumenti di comunicazione diversi: brochure, documenti interni, presentazioni, pubblicità, discorsi del management, la intranet aziendale, il sito internet, il bilancio annuale. Ma significa farlo dando all’azienda un’unica voce, un unico stile, coerenti con il suo modo di essere, con i suoi obiettivi, con i suoi valori, persino con i suoi problemi.

Il suo è quel sito che lei avrebbe voluto trovare su internet per fare meglio il suo lavoro e non essendoci, decise di farlo lei. Nel 2005 lascia la sua azienda e diventa freelance.

Il sito è una miniera di informazioni. Si comincia dal blog dove Luisa ci delizia con i suoi pensieri su tecniche e filosofie della creazione di testi, articoli terzi di suo interesse e molto altro sulla lingua, costantemente aggiornato dal 2003.
Si naviga poi nelle varie aree del sito troviamo guide utili e approfondimenti su moltissimi argomenti e poi la sezione link. La mia area preferita è ‘riscritture’.

Riscritture sono esempi completi di scritture professionali, dove Luisa propone testi “prima e dopo la cura”. Ci fa capire come sia importante non solo tradurre ma leggere, riscrivere e correggere testi su testi così da confrontarsi direttamente con il nostro lavoro. In questa sezione non si parla solo del suo lavoro ma è aperta a tutti gli utenti che, si spera in gran numero, vogliano contribuire.

I quaderni del MdS sono piccoli testi che vanno ad approfondire un tema particolare. Possiamo trovare testi come: Mappe mentali e scrittura, Vita da editor, scrivere in un’associazione di categoria, E-learning e scrittura professionale, e così via.

Scrivere per il web, qui analizza le tecniche di scrittura, come fare e come dire cosa nel mondo online. Come fa notare Luisa, Internet si evolve in continuazione e bisogna imparare a scrivere per il web.
Perché un lettore dovrebbe scegliere proprio voi? Lei lo sa e ve lo spiega.

Al lavoro! Testi pratici su come scrivere e come usare i tool in relazione al mondo del lavoro e ai diversi ambiti della traduzione. Articoli interessanti come “Corporatese” sul linguaggio da non usare in nessun’altro ambiente che non sia quello aziendale, molto interessante.

Appunti, questa sezione si esprime da sola. Mi è piaciuto molto “Scrivere: questione di allenamento” dove Luisa dice:

La risposta è semplice e complicata al tempo stesso: a scrivere si impara leggendo e scrivendo moltissimo. Tutto qui.

 

Roberto Crivello .com

Roberto Crivello è un ingegnere elettronico diventato poi traduttore tecnico per industria, high-tech e marketing tecnico. Membro dell’ATA e presidente dell’ATA Italian graders workgroup per gli esami di certificazione dall’inglese all’italiano, membro dell’Institute of Electrical and Electronics Engineers (IEEE) dall’1987 e Senior Member del Society for Technical Communication (STC), ha inoltre pubblicato diversi articoli all’interno dell’ATA Chronicle sulla terminologia e lo stile nelle traduzioni tecniche ed è l’autore dei due moduli del master sulla traduzione tecnologica (Introduzione alla traduzione tecnologica I & II) dell’ICoN (Italian Culture on the Net).

All’interno del suo sito c’è la sezione “Publication” dove potete trovare tantissimi articoli interessanti sulla traduzione che Roberto ha pubblicato come colonnista sul SIS (Servizio d’Italiano Scritto) e tanto altro.

Insomma Roberto è quanto di meglio c’è sul mercato.

 

Kommunika – Archomai edizione e formazione

Kommunika è un blog destinato agli aspiranti traduttori, al suo interno si possono trovare corsi gratuiti (pochi) e/o a pagamento per le aree del diritto, del marketing, etc.

La rubrica, divisa in 4 sezioni, spiega e risponde a molte domande pratiche e teoriche su questo mondo. “Se il cliente lascia: che fare?”.

Hanno anche un canale spreaker dove parlano di traduttori e traduzione, con interviste di traduttori di varie aree di traduzione.

 

Marta Stelmaszak – WantWords.co.uk

Per me lei è il Rambo dei traduttori. La adoro, è un mito.

Il suo sito è fonte d’ispirazione e di speranza. Marta fa mille cose e si muove in tutte le direzioni. La sua Business School for translators e il bootcamp sembrano fantastici.

Ha scritto un’ottima guida su come scrivere un CV da traduttore che può essere scaricata gratuitamente dal suo sito, meravigliosa meravigliosa guida. Se gli mandate il vostro curriculum vi darà anche dei consigli.. che amore.

 

E per questo primo post è tutto. A presto!

Zontivity, il farmaco contro infarti e ictus

Approvato dall’FDA il farmaco che riduce infarti e ictus in pazienti ad alto rischio.

L’FDA (Food and Drug Administration) americana ha approvato vorapaxar (Zontivity), un farmaco che riduce il rischio di infarti, ictus, morti cardiovascolari e aiuta nelle procedure di ripristino del flusso sanguigno verso il cuore in pazienti con precedenti attacchi di cuore o occlusioni nelle arterie delle gambe.

Il vorapaxar fa parte di una nuova classe di farmaci ed è un nuovo antagonista di PAR-1 (recettore attivato da proteasi di tipo 1). È un agente antipiastrinico, progettato per diminuire la tendenza delle piastrine di ammassarsi e formare dei coaguli sanguigni, riducendo il rischio di attacchi di cuore e ictus.

Come altri farmaci che inibiscono la coagulazione, il vorapaxar aumenta i rischi di sanguinamento e morte per emorragia. Ed è proprio il sanguinamento la reazione avversa più comune riportata dai pazienti a cui è stato amministrato il vorapaxar. Vorapaxar inoltre non deve essere utilizzato da persone che hanno avuto: ictus, attacchi ischemici transitori (TIA) o sanguinamenti alla testa, perché il rischio di sanguinamenti nella testa è troppo alto.

Ellis Unger, direttore dell’ufficio di valutazione dei farmaci del centro ricerca dell’FDA afferma che in pazienti che hanno avuto un attacco al cuore o con malattie degli arti periferici, questo farmaco diminuisce i rischi di infarti, ictus e morti cardiovascolari. Negli studi che hanno portato all’approvazione del farmaco si può vedere come le percentuali di rischio in queste categorie di pazienti hanno avuto una diminuzione dei rischi dal 9,5% al 7,9% in 3 anni, circa 0,5% all’anno.

Gli operatori sanitari dovrebbero informare i pazienti della possiblità di incorrere in sanguinamenti e facili contusioni prendendo il vorapaxar. I pazienti dovrebbero comunicare agli operatori sanitari in caso di sanguinamento improvviso, prolungato o eccessivo o di presenza di feci nelle urine. Il farmaco verrà distribuito con una guida medica per il paziente approvata dall’FDA che fornirà istruzioni all’utilizzo e informazioni importanti sulla sicurezza.

In un trial clinico su 25.000 partecipanti, aggiunto ad altri agenti antipiastrinici (generalmente aspirina e clopidogrel), il vorapaxar, comparato al placebo, ha ridotto il tasso di un endpoint combinato di: attacchi di cuore, ictus, morti cardiovascolari e procedure urgenti per migliorare il flusso sanguigno verso il cuore (rivascolarizzazione coronarica).

Zontivity è prodotto da Merck Sharp & Dohme Corp., sussidiaria di Merck & Co., Inc. of Whitehouse Station, N.J.

 

Traduzione (non totale, ho omesso delle piccole parti che non cambiano il contenuto) del comunicato stampa dell’FDA sull’approvazione dello Zontivity, originale a questo link.

Una lettura interessante a tal proposito è l’articolo del prof. Carlo Patrono dove analizza la fase 3 dello studio clinico sul farmaco, a questo link.

La guerra al katakana comincia a scuola

L’articolo originale è stato scritto da Baye McNeil sul sito web del Japan Times. Il testo inglese si trova a questo indirizzo.

La guerra al katakana comincia a scuola

Di McNeil Baye
Speciale del Japan Times
15 dic 2013

Mi ricordo a organizzare una lezione per alcuni studenti del secondo anno delle scuole superiori qualche anno fa. Era tutto un’abitudine ormai; stavo praticamente insegnando la stessa lezione da sei anni filati. Questa volta però, stavo insegnando affiancato da un’insegnante giapponese la quale era nuova alla scuola.

In classe, ho introdotto alcuni vocaboli ai ragazzi. Durante il corso del mio incarico come insegnante di inglese in Giappone, mi ero lentamente e mal volentieri spostato dalla scuola di insegnamento di pronuncia di Samuel L. Jackson (<<Aggiungi ancora quel suono ‘O‘ a ‘BAT‘. Avanti, ti sfido! Ti sfido due volte!>>) ad un’accettazione quasi passiva che, senza del tempo speso oltremare immersi in un ambiente inglese, i miei allievi avevano poca speranza di invertire gli effetti dannosi che il katakana ha avuto sulle loro capacità di parlare.

Il katakana è l’alfabeto giapponese usato per le parole di origine straniera. E due ore al mese spese ad ascoltare il mio accento di Brooklyn non stava andando a compensare le 12 ore al mese spese in lezioni di inglese tenute da un insegnante giapponese che ha usato costantemente il katakana, senza accennare il vivere in un paese sommerso dallo stesso. Così, poco a poco, mi sono arreso a quello che pensavo fosse l’inevitabile e mi sono focalizzato soprattutto sull’insegnamento della grammatica.

Ma questa novella sensei non lo poteva sopportare.

Ho introdotto una nuova parola, esagerando la pronuncia, mostrando loro qualcosa in più sui meccanismi interni della mia bocca, qualcosa alla quale nessuno oltre il mio dentista dovrebbe essere soggetto. Forse due o tre allievi ripeterono correttamente, ma il comportamento degli altri 35 ragazzi comunicava una combinazione di <<Ha capito che siamo giapponesi, giusto?>> e <<È del lavoro dentale scadente quello che abbiamo lì McNeil sensei>>.

Così hanno katakanizzato le mie parole, quasi come se pensassero fossero quello che avevano sentito.

E io, ho lasciato perdere.

Questo è quando la novella sensei si è inserita. Ha rinunciato al programma della lezione e ha cominciato a far esercitare i ragazzi qualche volta in più, spiegandogli, in giapponese, piccoli trucchi di pronuncia che lei stessa aveva appreso nel cammino verso la fluidità.

Lei fece quello che io – col tempo – avevo deciso di fare sempre meno: Si prese il tempo di insegnare effettivamente alla classe come parlare inglese. Io sono rimasto in piedi di lato in uno stato di stupore. Dopo la lezione, mi parlò in privato e mi chiese scusa per aver preso il comando della mia lezione, promettendomi che avremmo sistemato per il tempo perso in un data successiva.

<<Ma ritengo fortemente che il katakana non abbia posto nell’insegnamento dell’inglese. – mi rimproverò – Gli insegnanti inglesi in Giappone non possono permettere che la pronuncia scivoli nel dimenticatoio. E l’inglese katakana è la nostra nemesi nazionale! Senza la capacità di parlare correttamente inglese, il Giappone resterà indietro ad altri paesi in molti campi.>>

La sua passione non solo ha fatto rivivere il Samuel Jackson in me, ma mi ha anche fatto considerare la praticabilità dell’eliminazione del katakana dallo studio della lingua complessivamente.

I prestiti stranieri sono così prevalenti nella comunicazione attuale che un settantunenne della prefettura di Gifu a giugno ha provato a intentare una causa contro l’NHK per lo stress causatogli dall’uso eccessivo fattone dall’emittente nazionale. Società importanti quali Rakuten, Uniqlo e Honda hanno adottato l’inglese come loro lingua ufficiale e il governo ha annunciato dei programmi per cominciare a insegnare l’inglese sin dalla terza elementare entro il 2020.

Per di più oltre al danno che il katakana sta facendo alla pronuncia, una buona parte dei prestiti stranieri non hanno neanche lo stesso significato dei loro equivalenti inglesi – se mai l’hanno avuto. Se qualcuno qui dovesse andare all’estero e dire di vivere in una manshon (マンション “appartamento”), per esempio, potrebbe trovarsi con una serie di spasimanti che lo scaricherebbero appena realizzato che non è il padrone o la padrona della residenza.

Robert Campbell, un professore di letteratura giapponese all’università di Tokyo, dice che traducendo la pletora di suoni inglesi nella più piccola gamma di suoni offerta dal katakana è come “Prendere un migliaio di oggetti e cercare di metterli dentro 100 piccoli cestini”. Non possono proprio andare ad adattarsi. Finirete con l’avere questa enorme ambiguità.

<<Il katakana, tuttavia, serve da sorta di ponte fra le lingue straniere e il giapponese e tira, si può dire, le parole straniere a metà strada, mettendo le parole in suoni che sono simili all’inglese.>>

L’operazione di assistere gli allievi nel resto del percorso attraverso questo ponte ricade spesso sugli istruttori. Che ci piaccia o no, una battaglia è in corso e gli insegnanti sono al fronte a combattere un avversario trincerato.

Ella McCann, un’insegnante del programma Japan Exchange and Teaching (JET) a Chiba negli ultimi due anni, ha un approccio più leggero verso il katakana.

<<Può essere frustrante per me in quanto anglofona madrelingua quando provo a far pronunciare una parola e ottengo quella katakanizzata>> dice McCann. <<Mi abbatte dover enfatizzare come enunciare determinate parole. Ma trovo difficile immaginare che il katakana venga mai eliminato.>>

Victor Boggio, un residente di lunga data, proprietario e operatore di Action!

L’accademia di lingua di Nagoya concorda.

<<Quando la pronuncia è così difettosa che la gente non può capirti, questo ti fa andare verso la fluidità – dice – Ma non penso che questo sia il problema più grande. Gli ostacoli più grandi per i giapponesi per acquistare fluidità in inglese sono gli allievi a cui è stato insegnato che c’è soltanto un modo per dire qualcosa, unito al timore psicologico di fare errori.>>

Gli insegnanti non giapponesi non sono soli in questa battaglia senza esclusione di colpi, le loro controparti native sono nelle trincee con loro. Ma alcuni si trovano in una posizione ambigua quando si arriva al momento dell’uso del katakana nella pronuncia in classe. Spesso la scelta del metodo per gli istruttori giapponesi che insegnano la pronuncia inglese è dura, si trovano a metà tra la scelta dell’uso del katakana come sussidio da una parte e all’avere studenti che si sentono scoraggiati a provare per colpa della mancanza di comprensione dell’alfabeto inglese e delle sue relative pronunce dall’altra. Messi faccia a faccia con questo scenario, molti educatori sceglieranno di optare per il katakana.

Ikui Suzuki, un veterano insegnante d’inglese da 25 anni a Yokohama, crede che malgrado gli svantaggi, il costo dell’eliminazione del katakana dall’insegnamento dell’inglese sarebbe estremamente alto e i bambini ne pagherebbero il prezzo.

<<Penso che neanche usare il katakana sia un buon modo per imparare la vera pronuncia inglese – dice Suzuki – Ma per studenti lenti che non possono leggere affatto l’alfabeto, loro necessitano di vedere le lettere in katakana per partecipare alla lezione. Senza di esse, questi studenti non sarebbero per niente in grado di partecipare.>>

Takahiro Muroda, a sua volta un’insegnante d’inglese a Yokohama, è d’accordo.

<<Non voglio usare il katakana quando sto insegnando ma alcuni allievi non possono leggere in inglese senza di questo – lui dice – Molti allievi giapponesi delle scuole superiori odiano l’inglese perché devono ricordarsi le parole, la grammatica è difficile e devono ottenere dei buoni voti agli esami.>>

Mentre eliminare l’uso del katakana come aiuto alla pronuncia andrebbe a beneficiare le capacità degli allievi giapponesi di comunicare, a causa della sua natura radicata questo non può chiaramente essere raggiunto in una notte. Tuttavia, ancora penso che valga la pena di mettere su un faito (ファイト “lotta”).

Baye McNeil è un blogger, uno scrittore e autore di libri sulla vita in Giappone.
Per ulteriori informazioni, visita il suo sito web www.locoinyokohama.com.
Invia commenti e idee a community@japantimes.co.jp.

 

Grazie a Baye McNeil e al Japan Times per il permesso alla pubblicazione.

Tao, Yin e Yang

Ho cominciato a fare volontariato come traduttore per il sito heavenlymanna.net e questo è il primo articolo tradotto per il loro sito.

Interrogandosi sulle energie dello Yin e dello Yang del Tao

Che cosa sono le forze yin e yang?


Secondo i princìpi dello yin e dello yang, tutte le cose nell’universo sono governate dal Tao, un termine che si riferisce approssimativamente a una sconosciuta e vigorosa forza o energia di vita (Richard Hooker). Questa presunta potenza ultima si compone dello yang e del suo opposto, lo yin. Ciascuna è una forza che si muove al di sopra di tutte le cose animate e inanimate secondo le loro caratteristiche. Lo yang si dice sia una forza positiva nei suoi propositi. È collegato con cose quali il genere maschile, la forza della creazione, il calore, la luce e la potenza. 

Lo yin è collegato alla negatività e a cose quali il genere femminile, la forza della distruzione, la freddezza, l’oscurità e la debolezza. Si crede che le due forze si oppongano. Sono simbolizzate da due disegni simili a pesci stilizzati, uno bianco, l’altro nero. La parte della testa del disegno in bianco è raffigurata ai piedi della figura nera e la testa del disegno in nero si affaccia ai piedi della figura bianca. Le due figure formano un cerchio per dimostrare che, malgrado la loro opposizione reciproca, lo yin è destinato a diventare lo yang e lo yang è destinato a trasformarsi nello yin.

 

Il resto dell’articolo si trova a > questo < indirizzo.

Concatenamento e catene comportamentali

Insegnamento e supporto ai comportamenti positivi nell’autismo.

(Autore del testo originale in inglese: Cheryl Gray)

Concatenamento e catene comportamentali

Concatenamento: Scelta dell’approccio retrogrado, anterogrado o compito totale.

Il concatenamento è un metodo per l’insegnamento di competenze sequenziali (abilità che richiedono diversi passaggi), completate nell’ordine indicato. Per esempio, tutti i generi di lavori in casa (fare il bucato, cucinare) e attività di igiene (pulirsi i denti, farsi lo shampoo) hanno diversi passaggi, con un loro ordine particolare. Così anche molte abilità accademiche, come la moltiplicazione di due numeri a due cifre in matematica.
Il concatenamento coinvolge il rinforzo di risposte individuali che si verificano in sequenza andando a formare un comportamento complesso. La catena è analizzata nei punti, o nei collegamenti, facendo l’analisi delle singole mansioni . La catena viene avviata da uno stimolo discriminativo, che sia un comando verbale o uno stimolo naturale. Quando si programma di insegnare una impegnativa lezione sequenziale , l’imperativo è cominciare dall’analisi dei compiti, una serie adeguatamente motivata di punti scritti e ordinati in successione. Per esempio, prendiamo in considerazione di insegnare a una persona, a cui sembra piacere il caffè, come fare a ottenere una tazza di caffè in maniera indipendente.

I due principali tipi di concatenamento sono concatenamento retrogrado e concatenamento anterogrado.

Quando guidiamo in concatenamento retrogrado, l’insegnante fornisce un’assistenza notevole, persino una guida a man a mano attraverso i passi iniziali nell’analisi dei compiti… fino ad arrivare all’ultimo passaggio che lo studente non può fare in maniera indipendente. È a quel punto che i metodi di comando e rimozione dei comandi vengono usati, fino a che l’allievo non completi il passaggio in maniera indipendente (senza comandi).. Una volta che quello accade regolarmente, l’insegnante si muove all’indietro e applica i metodi di comando e rimozione al punto precedente (di cui l’allievo non ha ancora acquistato padronanza). Un grande vantaggio del concatenamento retrogrado è che il lavoro più duro dell’allievo a imparare un nuovo passaggio si presenta vicino alla fine della catena e conduce immediatamente ai rinforzi connessi al completamento dell’intera catena. Nell’insegnare a un bambino come fare un French toast, per esempio, è il girarlo con una spatola alla fine che porta ad un pasto con un ottimo profumo e pronto da mangiare. L’insegnamento può allora continuare indietro, al “pasticcioso” passaggio di ricoprire il pane con le uova!

Il concatenamento retrogrado non coinvolge l’insegnamento di una catena di comportamento nell’ordine inverso, come il nome suggerisce. Piuttosto coinvolge rinforzare i collegamenti nella catena, cominciando dalla parte finale della catena e lavorandoci verso l’inizio. Questo viene fatto in maniera che negli stadi iniziali dell’esercitazione, il passaggio finale è stato compiuto e un rinforzo condizionato è stato acquisito. Alla fine l’insegnante richiede che vengano effettuati i due collegamenti finali della catena, allo scopo di stimolare il rinforzo, poi i tre, i quattro e così via fino a che l’intera catena non sia stata insegnata. Attraverso il condizionamento operante, gli stimoli (cambiamenti fisici dell’ambiente) connessi con il “completamento di ogni collegamento” della catena si trasformano in stimoli discriminativi per il “collegamento che viene dopo”. Similmente, come un collegamento iniziale viene associato al collegamento che viene dopo di esso, quell’ultimo collegamento prende un valore di rinforzo. Quando il concatenamento retrogrado viene utilizzato, l’effetto di rinforzo connesso con l’ultimo punto viene trasferito “risalendo la catena”, cioè volto all’indietro. Quindi, il potere del rinforzo positivo alla fine della catena viene trasferito su tutta la linea sino all’inizio della catena. In questo modo, il concatenamento retrogrado ha il vantaggio di
iniziare con un accesso relativo ad un sistema di rinforzi che lavora per rinforzare le condizioni di ogni risposta aggiunta alla catena.

Il concatenamento anterogrado è quello che potreste aspettarvi. Implica l’insegnamento del collegamento iniziale, con il rinforzo condizionato che va a seguire quel primo passaggio. Anziché dirigere i vostri sforzi d’insegnamento sull’ultimo passaggio, che non viene fatto in maniera indipendente, trovate il primo passo che il bambino deve imparare e lavorate in avanti con l’analisi dei compiti. Per esempio, potreste cominciare insegnando a un bambino a misurare la giusta quantità di detersivo per conto suo, prima di procedere all’insegnamento del passaggio successivo. Nel concatenamento anterogrado, l’insegnante poi di solito guida il bambino attraverso i restanti passaggi non ancora imparati nell’analisi delle mansioni.

La presentazione del compito totale è una variazione del concatenamento anterogrado, ma con all’aggiunta di rinforzi supplementari dopo ogni passaggio. Questo metodo ha il vantaggio di un rinforzo più forte per ogni passaggio. Tuttavia, il professionista dovrebbe essere prudente e accertarsi che il sistema di rinforzi sia il più forte. Inoltre, questo metodo richiede che i rinforzi supplementari vengano rimossi. Per esempio, il rinforzo sociale (elogio) potrebbe essere applicato dopo lo svolgimento di ogni collegamento della catena. Magari la sequenza viene imparata più velocemente. Tuttavia, col tempo, il professionista deve applicare meno elogi e permettere al sistema di rinforzi di prendere il controllo.
Purtroppo, molta poca ricerca esiste su quale degli approcci con il metodo di concatenamento funzioni meglio per chi, o per quali tipi differenti di compiti. Dovrete basare la vostra decisione sulle vostre osservazioni e analisi del comportamento del bambino, provando i differenti approcci!

 

Macchinari per la lubrificazione & impianti chimici

Ho aggiunto nella sezione “cosa ho tradotto” due traduzioni, dal giapponese e dall’inglese, che riguardano macchinari e impianti per la produzione di materiali chimici e lubrificazione ad olio.

Una delle parti più interessanti delle traduzioni tecniche di macchinari e impianti, per quanto mi riguarda, è proprio la scoperta di funzionamenti e applicazioni che mi erano del tutto ignari!

Uno tratta l’installazione di un impianto per la lubrificazione ad olio, l’altro di vendita di impianti per la produzione di materiali chimici come bitume o Tack (una copertura del manto stradale che serve da legante tra due strati di altro materiale).

Posizione Copertura Tack
Posizione dell’applicazione della copertura in Tack

Proverbi giapponesi

Kotowaza

Un “Proverbio giapponese’” (諺, ことわざ kotowaza) può prendere la forma di:

  • un breve detto(言い習わし iinarawashi),
  • una frase idiomatica (慣用句 kan’yōku), o
  • un idioma a quattro caratteri (四字熟語 yojijukugo).

Benché “proverbio” e “detto” sono praticamente sinonimi, lo stesso non si può dire riguardo a “frase idiomatica” e “idioma a quattro caratteri”. Non tutti i kan’yōku e gli yojijukugosono proverbiali. Per esempio, il kan’yōku “狐の嫁入り” (kitsune no yomeiri) (Letteralmente: un matrimonio di una volpe. Significa: pioggia a ciel sereno) e lo yojijukugo “小春日和” (koharubiyori) (Letteralmente: piccolo clima primaverine. Significa: Estate di San Martino, un caldo simile al clima primaverile, dopo le gelate del primo periodo invernale) “non” sono proverbi. Per essere considerato un proverbio, una parola o una frase deve esprimere una verità comune o saggezza; non può essere un mero sostantivo.

Uso

I proverbi giapponesi di uso comune, per brevità spesso citano solamente la prima parte della frase. Per esempio, uno potrebbe dire I no naka no kawazu (井の中の蛙?) una rana in un pozzo, per riferirsi al proverbio I no naka no kawazu, taikai wo shirazu (井の中の蛙、大海を知らず?) una rana in un pozzo non può concepire l’oceano. Significa: è una metafora sulla visione ristretta del mondo data da un’esperienza limitata. Pensiamo di sapere qualcosa, quando di fatto non sappiamo nulla della grandezza del mondo al di fuori della nostra realtà}}. Mentre i proverbi in Italiano sono tipicamente da frasi con più parole (“Prendere due piccioni con una fava”, in inglese ”kill two birds with one stone”), gliyojijyukugo (四字熟語?) giapponesi prendono in prestito dal cinese e trasmettono il concetto in maniera compatta in una parolaIsseki nichou (一石二鳥?) una pietra due uccelli. Il grande impiegno di proverbi permette alla lingua giapponese di essere concisa. Testimonianze posso essere ritrovate nei manga e negli anime giapponesi, ma appaiono anche nei programmi di notizie e cultura e molto nelle fiction.

Origine

Poiché la tradizione culturale giapponese è stata legata all’agricoltura, molto proverbi giapponesi derivano da pratiche e costumi agricoli. Alcuni provengono dal gioco da tavolaGo (e.g., fuseki wo utsu 布石を打つ “giocare l’apertura/il fuseki/la strategia iniziale” simile all’italiano “chi ben comincia è a metà dell’opera”. Significa: guardando al quadro generale prepararsi al futuro già da adesso), la cerimonia de tè (e.g. ichi go ichi e 一期一会 un tempo, un incontro simile all’italiano “il tempo perduto mai non si riacquista”), e dalBuddismo. Molti idiomi a quattro caratteri provengono dalla filosofia cinese scritta in cinese classico, in particolare i “Dialoghi” di Confucio (井の中の蛙 una rana in un pozzo, è un proverbio classico cinese di Zhuangzi.)

Esempi di proverbi giapponese

Detti

  • 案ずるより産むが易し。
    • Anzuru yori umu ga yasushi.
    • Letteralmente: partorire un bambino è più facile che preoccuparsene.
    • Significa: la paura è più grande del pericolo. / Provarci, qualche volta, è più facile di quanti ci si aspetti.
  • 出る杭は打たれる。
    • Deru kui wa utareru.
    • Letteralmente: il paletto che sporge viene martellato a terra.
    • Significa: se spicchi dalla massa, sarai soggetto a critica.
  • 知らぬが仏。
    • Shiranu ga hotoke.
    • Letteralmente: Non sapere è Buddha.
    • Significa: l’ignoranza è una beatitudine. / Quello che non sai non può ferirti.
  • 見ぬが花。
    • Minu ga hana.
    • Letteralmente: non vedere è un fiore. / La bellezza di quello che ancora non si è visto.
    • Significa: l’attesa è la parte migliore. La realtà non può competere con l’immaginazione.

Frasi idiomatiche

  • |猫に小判
  • 七転び八起き
    • Nanakorobi yaoki
    • Letteralmente: caduto sette volte, si rialza otto.
    • Significa: quando la vita ti butta giù, rialzati. / Continua a provarci.
  • 猿も木から落ちる
    • Saru mo ki kara ochiru
    • Letteralmente: persino le scimmie cadono dagli alberi
    • Significato: tutti possono sbagliare, persino gli esperti.
  • 花より団子
    • Hana yori dango
    • Letteralmente: preferire i gnocchi di riso ai fiori.
    • Significa: preferire la sostanza allo stile, come la preferenza di ricevere oggentti funzionali, utili (come i gnocchi di riso) piuttosto che meri oggetti decorativi (come i fiori).

Idiomi a quattro caratteri

  • 十人十色
    • jūnin toiro
    • Letteralmente: dieci persone, dieci colori.
    • Significa: ad ognuno il suo. / Differenti tratti per differenti persone. / Ognuno è unico nel suo genere.
  • 悪因悪果
    • akuin akka
    • Letteralmente: cattive cause, cattivi effetti. / Cattive cause portano cattivi effetti
    • Significa: semina odio e raccoglie odio. / Chi semina vento raccoglie tempesta. / raccogli quello che semini
    • Nota: questo è un sentimento buddista che viene enfatizzato nell’idea della retribuzione karmica
  • 弱肉強食
    • jaku niku kyō shoku
    • Letteralmente: carne debole, forte mangia. / Il debole mangia il più forte.
    • Significa: La sopravvivenza del più forte. / La legge della giungla.

Questo è un articolo tradotto per Wikipedia.

Carte da gioco per bambini dei proverbi giapponesi
Kotowaza Karuta
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Kotowaza Karuta